San Pietro in Guarano

negli anni '60 . . . e dintorni


a cura di Franco Raffaele Clausi e Pietro Veltri - Webmaster: StephanuS


 

     

 

 

Ricordi . . .

Immaginiamoci un paesino della Calabria intorno agli anni '60.

Chiamiamolo San Pietro in Guarano,

un nome a caso in una provincia a caso:

Cosenza.

Con le sue case, costruite da tempo immemorabile

su una graziosa collina

tra la valle del Crati e l'altopiano silano,

assomiglia ad un mandolino rovesciato.

Sul cocuzzolo della collina,

accanto alla casa piu' vecchia del paese,

un'antica torre, forse campanile

di una chiesa non piu' esistente.

Il suo settecentesco orologio, dal suono oramai affaticato,

ha scandito, nel corso del tempo,

la tranquilla vita della comunita'.

Immaginiamolo, questo paesino, con due frazioni:

San Benedetto e Redipiano.

San Benedetto piu' in basso,

tra alberi di ulivi, di fichi,

di melograni, di nespoli,

e, piu' in giu', verso il fiume Crati,

di aranci, di mandarini, di "ficuniane"

e di altri alberi da frutto tipici del territorio.

Qua e la', tra i campi scoscesi coltivati a grano,

tralci di vite producono vino squisito,

nettare destinato a pochi fortunati.

Redipiano, piu' in alto, con la sua Pignula.

Gruppetti di case sparse nella campagna,

tutte a portata di voce le une con le altre,

tra alberi di noci, di castagni, di querce,

di aceri, di carpini fino ad incontrare

i primi, profumati, pini della Sila.

Anni '60, e dintorni, a San Pietro!

 

 Un paesino inventato, ma non troppo.

Con la sua passeggiata romantica verso " 'U Puzziddru",

testimone di tante appassionate dichiarazioni d'amore;

con il suo campetto di calcio " ai Ripuli",

sovrastante un boschetto di "Cacummari",

frutti selvatici deliziosi, mangiati con ingordigia

dai ragazzini che si inoltravano tra i cespugli

per andare a recuperare i palloni

calciati da maldestri giocatori.

Un paesino con un grande ponte che lo sovrasta;

la Scuola Elementare dedicata a Luigi Settino,

grande eroe sampietrese della prima guerra mondiale;

la Sala cinematografica, vero "Cinema Paradiso";

la chiesa "vecchia", dedicata a S.Pietro Apostolo;

la chiesa "nuova" dedicata alla Madonna di Gerusalemme;

"Pietru Giugnu", una statua-fontana raffigurante Cerere;

con le "rughe" spesso popolate da donne sedute davanti all'uscio,

sempre pronte a "spettegolare" con le loro vicine di casa

mentre insieme prendevano il fresco, facevano la maglia,

rattoppavano i vestiti dei propri cari

o ricamavano, con le mani fatate,

il corredo per le loro figlie da marito.

Un paesino inventato, dicevo, ma non troppo.

Con le sue stradine, "'ncutte 'ncutte" e acciottolate,

cocenti, d'estate, per i piedini scalzi dei bambini che vi correvano sopra,

mai stanchi dei loro giochi semplici e spensierati.

Candidi gigli di giugno, i bambini,

frutti di amori desiderati,

di matrimoni spesso combinati,

a volte accettati con rassegnazione

ma comunque duraturi nel tempo.

Una piccola piazza, immensa agli occhi infantili;

due o tre accoglienti "barri";

qualche indispensabile "putiga";

la macelleria, aperta solo la domenica mattina

per i clienti piu' abbienti;

la "cantina", per gli amanti del vino nostrano

"vivutu 'ccu pane tuastu, miliddrj,

nuci, casu viecchju, 'ntrjte e lupini";

la baracca di legno, a " 'u Jume", dove si potevano affittare,

per cento lire l'ora, vecchie biciclette da adulti

che venivano utilizzate, pero', anche dai bambini

che, a causa della strada non ancora asfaltata e della loro imperizia,

spesso le riportavano al proprietario ammaccate

per via delle frequenti cadute.

Cicciu 'e Carru, Luvige 'e Jģlardu, Pierinu, Daniele,

Giacobbe, Rosalia, Carrucciu e Peppinu Brocculu,

Cicciu Floriu, Cicciu Faziu, Ninniu, 'u miericu Imbrognu,

Achille, Sisinu, don Antonu Sicilia, don Salvatore Lorģa,

don Michele, don Egidiu, don Angiulino, Lisandru Veltri,

'a mastra Cozza, 'a mastra Furtuneddra, 'a mastra Mazzuca, 'a mastra Fiorita,

Carlistu, zł Franciscu 'u sacristanu, zł Luvige 'u bidellu, zą Maria 'e 'a trjricina,

Giulianu, Ercolinu, Aldu Patitucci, Mariu Leone,

zł frą Umile, salito al cielo in onore di Santitą,

e tutte le altre persone che hanno vissuto,

ognuno con la propria storia,

in questo piccolo angolo di paradiso non del tutto inventato.

Gente semplice, arguta, spensierata,

a volte succube o accondiscentente

ad un avvenire in parte conosciuto,

spesso non accettato.

Un paesino della Calabria come tanti altri

ma tanto diverso dagli altri

per chi vi e' nato,

per chi vi ha vissuto,

per chi se ne č allontanato andando incontro all'ignoto,

per chi vi ha lasciato il cuore,

per chi forse non vi tornerą pił,

per chi, stravolto dalla nostalgia di quegli anni,

lo ha voluto rivivere

nell'unico modo possibile.- 

 

                                                                               Franco Raffaele Clausi

 

La canzone "Speranze perdute" e' eseguita dal gruppo "Antiche Armonie"  del M.stro Luigi Intrieri

 

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